lunedì 16 gennaio 2012

se la bêtise è al comando, si salvi chi può

È morto Carlo Fruttero, ieri. Il suo ritratto del "cretino", scritto insieme a Franco Lucentini, è ovviamente sempre più attuale. Se ne trova conferma nelle altre notizie che sfilano, negli stessi giorni, sui palinsesti delle emittenti di messaggi scritti e parlati da cui siamo bombardati. E in particolare, in questi giorni, risalta la notizia del comandate di una nave da crociera che pare abbia giocato con la vita di più di quattromila persone con la leggerezza con cui si manovra una barchetta in uno stagno.
A chi continua a dire che è il caso a governare l'esistenza, oggi più di ieri (e in un crescendo di intensità e schifo, sempre più di prima) mi sento di rispondere che siamo governati dall'incompetenza che trova le sue radici, in estrema sintesi, nella proliferazione della "bêtise", che così lucidamente Fruttero e Lucentini hanno delineato:


«Poco interessanti catene di cause e effetti terapeutici, dietetici, sociali, politici, tecnologici spiegano l'esponenziale proliferazione della "bêtise". Figlia del progresso, dell'idea di progresso, essa non poteva che espandersi in tutte le direzioni, contagiare tutte le classi, prendere il sopravvento in tutti i rami dell'umana attività. È stato grazie al progresso che il contenibile «stolto» dell'antichità si è tramutato nel prevalente cretino contemporaneo, personaggio a mortalità bassissima la cui forza è dunque in primo luogo brutalmente numerica; ma una società ch'egli si compiace di chiamare «molto complessa» gli ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato innumeri poltrone, sedie, sgabelli, telefoni, gli ha messo a disposizione clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci e molto denaro. Gli ha insomma moltiplicato prodigiosamente le occasioni per agire, intervenire, parlare, esprimersi, manifestarsi, in una parola (a lui cara) per «realizzarsi».

Sconfiggerlo è ovviamente impossibile. Odiarlo è inutile. Dileggio, sarcasmo, ironia non scalfiscono le sue cotte d'inconsapevolezza, le sue impavide autoassoluzioni (per lui, il cretino è sempre «un altro»); e comunque il riso gli appare a priori sospetto, sconveniente, «inferiore», anche quando − agghiacciante fenomeno − vi si abbandona egli stesso.»
(da La prevalenza del cretino, Fruttero & Lucentini, Mondadori 1985)

4 commenti:

enzo ha detto...

Cerchiamoci le scialuppe di salvataggio, prima che i "bêtise" inclinino senza ritorno la nostra quotidianità.
Condivido ciò cher hai scritto.

enzo ha detto...

... e grazie per avermi ricordato i "bêtise".

Anonimo ha detto...

cara,
non ti trovo più su FB.

Ma vedo con piacere che il blog rivive.

Un abbraccio,
Rosa

mapiade ha detto...

@enzo,
in realtà, se salvarsi significa questo galleggiare in mezzo alla "bêtise" che si allarga a macchia d'olio, non sono convinta di volermi salvare....
@rosa cara,
facebook l'ho eliminato dalle mie torture, il mio masochismo, per fortuna, ha dei limiti strutturali. Medito ancora (da fine dicembre) un post in cui spiegarmi meglio. Magari oggi lo scrivo.
un abbraccio ad entrambi. mp